Luxury Christmas Preview
Fiera di Vicenza 17.18.19.20.21 novembre 2010
Chapeau: tanto di cappello
Quale mostra e quale titolo poteva meglio riflettere la filosofia di “Luxury” la fiera del lusso. dell’effimero e della sregolatezza?
John Galliano che di questa filosofia è il miglior artefice dice:”Perchè indossi un cappello… o perchè no? Non posso immaginare di uscire senza di casa senza un cappello, come può un look essere completo senza un cappello? Il cappello è l’accento, il punto esclamativo, ciò che completa il tuo modo di presentarti.”
E come non ricordare Anna Piaggi che da parte sua dice: “I cappelli sono l’ultima frivolezza.”
La mostra ideata da Franco Jacassi e Luciano Coin vuole rappresentare da una parte questa filosofia, ed anche la storia, lo stile, la tecnica e l’ispirazione che sta dietro ad ogni singolo cappello.
La storia: dalla belle epoque agli anni ’40 una vastissima collezione di figurini originali tratti dalle riviste dell’epoca quali “Chapeau élegantes” “Trés Parisien” “La gazette du bon ton” e altre.Il cappello visto attraverso i disegni dei grandi illustratori
Lo stile: i cappelli originali dei vari periodi ci mostrano la moltitudine di forme e la cura artigianale del “fatto a mano”. Dai cappelli delle modisterie italiane quali: Gallia & Peter, Dragoni Brigatti, Josemily, Fumero, Rossi Montevarchi, Maison Fernanda, Bianco, Volpi di Torino e altri; ai più noti couturiers francesi che hanno fatto la storia della moda: Elsa Schiaparelli, Christian Dior, Balenciaga e Givenchy.
La tecnica e l’ispirazione: in mostra i materiali più vari usati dai modisti per “costruire cappelli”: piume, nastri, applicazioni in celluloide o jais, fiori di seta, frutti e altro.
Accanto a ciò una carrellata di abiti che ci mostrano gli abbinamenti e la stretta connessione tra il lavoro dello stilista e della modista, o più semplicemente il gusto della donna che li abbinava ed indossava.
Il laboratorio di una modista è una specie di caverna di Ali Babà. Molti e vari sono i materiali utilizzati per creare e ornare cappelli: dalle crinoline, ai nastri, alle piume, ai fiori di seta, dalle velette ai lustrini e allo jais, fino alle paglie, alle foglie di palma, ai frutti e ai materiali più stravaganti.
Negli anni ’40 in America furono le plastiche, come la Lucite, usate a New York da Lilly Raché, mentre a Chicago Bes-Ben usò spaghi e oggetti di uso quotidiano.
Negli anni ’60 a Londra la modista Simone Mirman’s si ispirò alla vita nei mari: la “Langoustin Fantasia”. Di Elsa Schiaparelli sono famosi i cappelli a forma di scarpa e di Stephen Jones ricordiamo tra i tanti la tavolozza del pittore realizzata per Dior.
La storia della modisteria
Parigi dall’ inizio del secolo scorso, fino agli anni ’30 fu il centro della produzione del cappello, abbinato alla moda che in quegli anni vedeva i couturiers impostare la nuova moda per il nuovo secolo: Jeanne Lanvin, Paul Poiret, Gabrielle Chanel, Madelaine Vionnet ed Elsa Schiapparelli.
Tutti questi Couturiers si avvalevano del lavoro e della creatività di abili artigiani del cappello quali Camille Roger, Agnès, Le Monnier, Suzanne Talbot, Cecile et Marguerite, Florence Walton, Esther Meyer e decine di altri atelier più o meno noti, ma tutti ben presenti nelle vetrine dei negozi più chic da Parigi a Londra a New York.
Negli anni ’50, dopo decenni di influenza della moda parigina e gli oscuri anni dell’autarchia, nasce la moda italiana che trova in Giovan Battista Giorgini il primo organizzatore di sfilate. Il 12 Febbraio del ’51 a Firenze, in villa Torrigiani, sfilano per la prima volta insieme i creatori dell’alta moda: Carosa, Fabiani, Emilio Shubert, Sorelle Fontana, Jole Veneziani, Marucelli e Emilio Pucci. Quella moda che verrà definita negli anni seguenti “La moda in sala bianca”.
Per quanto attiene al cappello, spopolano le toques di peluche e le calotte di marubù bianco, i trotteurs di tessuti scozzesi impunturati fin sull’ala. I tamburelli a grossi pois, le cuffie cilindriche di gros-grain, le tube e le cupoline in velluto nero con nastri o mazzolini di mughetti o di viole del pensiero. Paglie di Firenze color naturale con cupole esasperate e larghe tese, calotte di astrakan e berrettoni di visone che si useranno per molti inverni. Un enorme successo ebbero i berretti da fantino di Maria Carmen ed i caschi che riprendono la moda spaziale lanciata a Parigi da Courréges nel 1964.Ricordiamo infine i “panama” dalla cupola sagomata e falda rigida, i colbacchi stile Anna Karenina, e tante altre creazioni che fanno rifulgere di gloria le migliori modisterie.
Accanto a Gallia & Peter in Montenapoleone a Milano ricordiamo Giulio Ponzecchi, Pina Cerrato, Anny, Cesare Canessa e Ophelia a Roma, Maria Volpi a Torino e Gigi of Florence.
Per parlare dell’epoca attuale il cappello furoreggia nelle sfilate internazionali, ma Londra oggi può essere considerata il centro creativo del mondo della modisteria; Stephen Jones e Philip Treacy creano i cappelli più fantasiosi e scioccanti che ammiriamo sugli abiti degli stilisti più innovativi.
Franco Jacassi

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